Esattamente dieci anni fa, un tecnico sorrentino aveva suggerito,individuando cause, responsabilità e possibili soluzioni per contrastare l’inquinamento del mare della Penisola Sorrentina provocato dagli scarichi nei rivoli. Oggi quell’allarme resta drammaticamente attuale, l’assenza di interventi strutturali lascia irrisolto il problema e, ad ogni intensa precipitazione, il mare torna a raccogliere ciò che il territorio non ha ancora saputo risolvere
Sorrento – È bastato l’ennesimo violento temporale per riproporre uno scenario che, purtroppo, in Penisola Sorrentina si ripete da anni: il mare antistante la costa assume una colorazione scura e torbida, segno evidente del materiale trascinato a valle dai rivoli e dai corsi d’acqua che sfociano direttamente in mare.
Un’immagine che oggi torna a far discutere e che riporta alla memoria un’inchiesta pubblicata da Positanonews circa dieci anni fa, quando denunciavamo come gli scarichi pluviali e i valloni fossero utilizzati, in molti casi, come ricettacolo di rifiuti e scarichi di ogni genere. Una criticità che, durante gli eventi meteorici più intensi, finisce inevitabilmente per riversarsi in mare, con conseguenze ambientali, igienico-sanitarie e turistiche.
Già allora evidenziammo un approfondito intervento dell’ingegnere civile e ambientale Marco Caccaviello, che illustrava con precisione il quadro normativo relativo al Demanio idrico, alla Polizia idraulica e alle competenze del Genio Civile, indicando anche le procedure che gli enti competenti avrebbero dovuto attivare per monitorare i corsi d’acqua, eliminare gli scarichi abusivi e mettere in sicurezza i rivoli che attraversano il territorio. – L’analisi evidenziava la necessità di un coordinamento tra Comuni, Regione Campania, Genio Civile, ARPAC e gli altri enti competenti, attraverso attività di controllo, manutenzione ordinaria degli alvei, verifica della regolarità degli scarichi pluviali e monitoraggio costante della qualità delle acque.
A distanza di dieci anni precisi, però, le immagini di oggi sembrano raccontare una realtà sostanzialmente immutata. Ogni forte pioggia ripropone gli stessi fenomeni: acque scure che raggiungono il mare, detriti trasportati dai valloni e il sospetto, più volte denunciato negli anni, che lungo il reticolo idrografico continuino a confluire scarichi impropri e materiali che nulla hanno a che fare con le sole acque meteoriche. – È evidente che gli interventi realizzati finora non sono stati sufficienti a risolvere il problema. La tutela del mare non può limitarsi ai controlli lungo la costa o ai monitoraggi durante la stagione balneare: occorre intervenire a monte, lungo i corsi d’acqua, dove nasce gran parte della criticità.
Il tema resta di estrema attualità. La Penisola Sorrentina vive di turismo e il mare rappresenta il suo patrimonio più prezioso. Proteggerlo significa programmare manutenzioni periodiche dei rivoli, intensificare i controlli contro gli scarichi abusivi, verificare la regolarità degli scarichi pluviali e rafforzare il coordinamento tra tutti gli enti chiamati a vigilare sul territorio.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda il progressivo sviluppo, negli ultimi anni, di numerose strutture ricettive lungo le colline della Penisola Sorrentina, un fenomeno che ha aumentato la pressione sul territorio e sulle infrastrutture esistenti. Nei rivoli e nei valloni continuano infatti a destare preoccupazione alcune immissioni provenienti da tubazioni di varia natura, la cui regolarità e autorizzazione necessiterebbero di verifiche puntuali da parte degli enti competenti. Il fenomeno è percepibile anche attraverso il persistente problema dei cattivi odori che, soprattutto nelle notti estive, viene segnalato da residenti e operatori lungo la fascia collinare e nelle aree prossime agli alvei.
Un’attività sistematica di censimento, controllo e verifica delle tubazioni presenti lungo i corsi d’acqua, finalizzata ad accertarne provenienza, autorizzazioni e conformità normativa, potrebbe rappresentare un intervento concreto ed efficace per individuare eventuali criticità e contribuire alla tutela della qualità del mare e dell’intero ecosistema costiero. Una strada, questa, che va proprio nella direzione indicata già dieci anni fa dall’ing. Marco Caccaviello, il quale aveva evidenziato la necessità di una ricognizione degli scarichi, della verifica della qualità delle acque e del coinvolgimento degli enti competenti — dal Genio Civile all’ARPAC — per affrontare in modo strutturale il problema dell’inquinamento veicolato dai corsi d’acqua verso la costa.
Le immagini di queste ore dimostrano, ancora una volta, che quanto denunciato dieci anni fa non appartiene al passato. Al contrario, rappresenta una questione irrisolta che richiede finalmente interventi strutturali e non più soltanto azioni emergenziali dopo ogni temporale. – 27 luglio 2026
Riproponiamo pertanto l’intervento tecnico dell’ing. Marco Caccaviello, pubblicato da Positanonews il 26 luglio del 2016, che mantiene ancora oggi un significativo valore informativo sul quadro normativo e sulle competenze degli enti preposti.
-Antinquinamento marino penisola sorrentina:Scarichi Pluviali,Demanio Idrico,Polizia Idraulica,Competenze Genio Civile.-
Una delle maggiori cause di inquinamento del nostro mare è dovuto allo stato, spesso di abbandono, in cui versano i nostri corsi d’acqua, che dalle pendici delle colline sorrentine, attraversando i numerosi valloni sfociano a mare. Una situazione di criticità, recentemente immortalata dal noto fotoreporter, Luigi De Pasquale, sulla quale bisognerebbe al più presto intervenire. A tale proposito sarebbe opportuno che la cittadinanza oltre a rendersi conto della gravità del problema, che a lungo andare potrebbe condizionare finanche la nostra economia turistica, conoscesse in modo appropriato le norme che regolano tale materia e sulla quale sia le Autorità locali che le Istituzioni, in questo caso regionali, dovrebbero intervenire in modo concreto. Una problematica più volte sollevata dalle varie associazioni ambientaliste presenti sul territorio, la cui soluzione per il momento, sia a causa della frammentazione del nostro territorio dal punto di vista amministrativo, sia per mancanza di vere competenze in materia,sembra abbastanza lontana dal realizzarsi. Inoltre in un territorio tuttora vincolato ad un atavico assetto burocratico, il cittadino o l’imprenditore che cerca di collaborare con le istituzioni nel cercare una concreta soluzione si vede vittima delle stesse regole che altresì vorrebbe rispettare. Nella jungla di norme, ordinanze e decreti vari, il nostro obbiettivo rimane quello di avvicinare la cittadinanza e l’imprenditoria locale a tali tematiche sperando come al solito di fornire un servizio adeguato.
Demanio idrico
Costituiscono beni del demanio idrico: fiumi, torrenti e laghi. Nello specifico, al pari del demanio marittimo, non comprendono esclusivamente lo specchio d’acqua ma anche le fasce di terreno limitrofe. Ossia non soltanto il letto, l’area nella quale il corso d’acqua scorre quando non è in piena, ma anche le zone che il corso d’acqua sommerge in caso di piena ordinaria, essendo comprese tra il letto di magra e l’argine . Le sponde esterne dell’argine, invece, potendo essere invase solo in caso di piene straordinarie, appartengono ai proprietari dei fondi cosi detti rivieraschi. – Per corso d’acqua dichiarato pubblico si intendono tutti i corsi d’acqua catastalmente definiti ovvero individuati con specifica denominazione sulla carta tecnica regionale . Sono espressamente esclusi dalla presente classificazione gli impluvi e i colatoi privi di specifica denominazione. – Per alveo di un corso d’acqua si intende la porzione della regione fluviale compresa tra le sponde incise naturali, costituite dal limite dell’erosione dei terreni operata dalla corrente idrica, ovvero fisse e artificiali, quali scogliere e muri d’argine.
Per pertinenze di un corso d’acqua si intendono tutte quelle aree prossime a fiumi, torrenti e canali per le quali vigono i divieti e le limitazioni per la realizzazione di interventi previsti al capo dal Regio Ddecreto n. 523/1904.
Autorizzazione idraulica
Interessa quei soggetti, pubblici o privati, che intendono eseguire interventi nell’alveo o nelle pertinenze di un corso d’acqua dichiarato pubblico o su superfici appartenenti al demanio idrico catastalmente definite, ovvero che intendano occupare, temporaneamente o in modo permanente, anche in subalveo o in proiezione, superfici appartenenti al demanio idrico.
Per qualsiasi attività o opera che viene realizzata all’interno o sulle sponde degli alvei fluviali, occorre richiedere il rilascio di tale specifica autorizzazione da parte dell’autorità idraulica competente che, a seconda del bacino idrografico, è rappresentata dal Dipartimento del Genio Civile territoriale. – Quando gli interventi che comportano il rilascio dell’autorizzazione idraulica sono realizzati in aree appartenenti al demanio pubblico idrico dello Stato, quindi con occupazione temporanea o permanente di tali aree, l’autorizzazione idraulica è contenuta nell’atto di concessione per l’utilizzazione del terreno demaniale, rilasciato dal competente dipartimento del Genio Civile. – L’autorizzazione idraulica non consente al richiedente l’esecuzione dell’intervento all’interno dell’alveo del corso d’acqua; essa risulta propedeutica esclusivamente al rilascio dei titoli edificatori da parte del comune in cui viene realizzato l’intervento. Quindi il permesso relativo all’ingresso in alveo per l’esecuzione degli interventi è rilasciato con apposito benestare disciplinante le modalità di esecuzione dell’intervento e le tutele da porre in essere a salvaguardia del regime idraulico del corso d’acqua e dell’integrità delle sponde e delle opere di difesa esistenti.
Interventi soggetti a parere idraulico
Artt.93, 97 e 98 Regio Decreto 523/1904 – Quando l’opera da realizzare non comporta occupazione di terreno demaniale, ma insiste su area privata, deve essere richiesta la sola autorizzazione idraulica. E’ sufficiente l’autorizzazione idraulica per la realizzazione di interventi e manufatti di difesa idraulica a cura e spese di privati o altri enti, sia se eseguiti su terreni privati laterali al corso d’acqua, sia se collocati sul demanio idrico fluviale , come la costruzione di opere di difesa spondale o per la risagomatura dell’alveo, a protezione e salvaguardia di beni privati, per eseguire lavori di pulizia delle sponde di un corso d’acqua o di rimozione di piante.
Interventi soggetti a parere idraulico, obbligatorio e vincolante . L’art.96 del Regio Decreto. 523/1904 pone dei vincoli agli usi delle fasce di terreno laterali ai corsi d’acqua, e precisamente:
a)- distanza non minore di 4,00 metri per le piantagioni, collocazione di alberature, recinzioni, pali, dissodamento terreni, ecc…
b)- distanza non minore di 10,00 metri per nuovi fabbricati, scavi, e simili.
Le distanze vanno misurate dal piede esterno dell’argine nel caso dei fiumi arginati, dal ciglio superiore della scarpata che delimita il corso d’acqua per alvei incassati, indipendentemente dai confini del demanio idrico. Valgono quindi anche sui terreni privati laterali al corso d’acqua.
Nel caso di interventi ricadenti in tali fasce, anche se in proprietà privata, è pertanto necessario il parere del Genio Civile competente sulla conformità delle opere rispetto alle prescrizioni di polizia idraulica.
Anche qualora non sia stato esplicitamente riportato sullo strumento urbanistico comunale vigente, sono vietate le nuove costruzioni a distanza minore di 10 metri dal corso d’acqua (piede esterno dell’argine o ciglio superiore della sponda), oltre che nelle zone definite “alveo” dal piano di bacino vigente. Sono invece possibili interventi sull’esistente (restauro, ristrutturazione e simili), purché riferite ad edifici legittimamente edificati. Al fine di verificare che gli interventi nelle fasce soggette alle norme polizia idraulica di cui al T.U. 523/1904, art.96, siano conformi alle norme stesse è sempre necessario acquisire da parte del titolare dell’intervento il parere del Settore Provinciale del Genio Civile competente.
Polizia Idraulica
Per Polizia Idraulica si intende quella attività di vigilanza e di tipo autorizzativo che compete all’Amministrazione Pubblica preposta alla tutela dei corsi d’acqua demaniali. L’attività di Polizia Idraulica e di controllo del territorio (P.I.), che fu introdotta dalla Legge n.365/2000, recante interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato ,come è classificato il territorio collinare del Comune di Sorrento, ed in materia di protezione civile, consiste in una attività di sorveglianza e ricognizione lungo i corsi d’acqua, attraverso studi e sopralluoghi finalizzati a rilevare le situazioni che possono determinare pericolo, incombente e potenziale, per le persone e le cose, ed a identificare gli interventi più urgenti da realizzare. Inoltre controllare se eventuali costruzioni legalmente edificate rispettino la distanza dall’alveo come prevedono gli l’art. 93 e art. 96 lett.f dell’ancora vigente Regio Decreto n.523/1904. Il D.Lgs.112/1998, all’art. 89, conferma il trasferimento alle Regioni della materia “polizia idraulica. Poiché le norme di polizia idraulica hanno quale scopo la tutela della pubblica incolumità, la loro violazione costituisce reato di carattere penale. A tale proposito bisogna ricordare oltre all’interesse delle associazioni ambientalistel’impegno da parte del Comune di Sorrento nel sollecitare le Autorità Provinciali, ad un monitoraggio dei corsi d’acqua del territorio comunale, ed i successivi interventi nei rivoli di rimozione di rifiuti onde garantire un naturale deflusso delle acque nonché rilevare la presenza di scarichi abusivi.
Regolarizzazione Scarichi Pluviali
La regolarizzazione degli scarichi pluviali, ossia delle acque meteore, per quanto riguarda il nostro territorio, che ultimamente vedrebbe un’ulteriore impegno da parte del Comune di Sorrento, onde controllare la qualità delle acque,è indicata dall’Art.4 ultimo Comma del Regolamento della Giunta Regionale della Campania n.6 del 24/09/2013.
Art. 4 Scarichi non assoggettati ai criteri di assimilazione delle acque reflue alle acque reflue domestiche . Il quale prevede:
“Le acque di ruscellamento superficiale, che colano dalle superfici adibite a tetto e/o che defluiscono lungo le aree esterne, pertinenziali alle attività rispettanti quanto disciplinato alle lettere a) e b) dell’articolo 3, adibite esclusivamente alla sosta (per le ordinarie attività di carico e scarico), al transito e/o al parcheggio, dei clienti e/o delle maestranze, (es: parcheggi esterni antistanti abitazioni, scuole, uffici pubblici, strade e autostrade e rispettive aree pertinenziali), non rientrano nella fattispecie delle acque reflue. Tali scarichi non sono soggetti ad autorizzazione, salvo il caso in cui vengono convogliati in corpo idrico superficiale (Corso d’acqua). In questa ultima ipotesi è necessario richiedere preventivamente l’autorizzazione al soggetto proprietario e/o gestore del corpo idrico presso il quale si intende convogliare le acque oggetto del presente articolo.(Genio Civile)”.
Per ottenere tale Autorizzazione bisogna innanzitutto affidarsi ad un tecnico specializzato che dovrà eleborare una Richiesta di Compatibilità Idraulica. La quale dovrà essere composta da:
1)- RELAZIONE DI COMPATIBILITA’ IDRAULICA , che a sua volta dovrà essere composta da: Ubicazione del sito, Delimitazione del Bacino Idrografico, Proprietà del Rilievo, Pendenza Media dei Versanti, Calcolo della Portata Meteorica, Calcolo del Tempo di Corrivazione, Costruzione della Curva di Probabilità Pluviometrica, Confronto con i risultati del VAPI, Metodo della Corrivazione, Calcolo delle Portate Meteoriche per Bacini Scolanti.
2)- CERTIFICAZIONE DELLA QUALITA’ DELLE ACQUE
3)- ADEGUAMENTO TUBAZIONI DI SCARICO che prevede lo sbocco delle tubazioni alla quota di pelo libero del corpo idrico.
Relazione che dovrà essere sottoposta all’attenzione della Giunta Regionale della Campania ed al Settore Provinciale del Genio Civile Competente nonché al parere da parte dell’ARPAC circa la certificazione della qualità delle acque. – Sorrento 26 luglio 2016 – Ing.Marco Caccaviello – Ingegnere Civile ed Ambientale- (ing.marcocaccaviello@gmail.com)
Fonte Positanonews

















