Una battaglia giudiziaria nata dal coraggio di non cedere alle pressioni e proseguita con anni di denunce. Grazie al paziente e rigoroso lavoro dell’avvocato Susanna Denaro, il Tribunale di Torre Annunziata pronuncia una seconda condanna di primo grado e ribadisce che la diffamazione sistematica non può trovare rifugio nei social network
Torre Annunziata – Due condanne nel giro di pochi mesi. Entrambe per diffamazione. Entrambe pronunciate dal Tribunale di Torre Annunziata. Due sentenze con due condanne e un principio che torna al centro del dibattito pubblico, anche sui social network esistono limiti che non possono essere superati. La libertà di espressione e il diritto di critica non possono trasformarsi in campagne personali di delegittimazione, offesa e aggressione alla reputazione.
È questo il significato che emerge dalle due recenti pronunce del Tribunale di Torre Annunziata nei confronti di M.S., condannato in primo grado per diffamazione nei confronti del giornalista Salvatore Caccaviello,(direttore di Reportsorrento.it n.d.r.) costituitosi parte civile e assistito dall’avvocato Susanna Denaro. Due sentenze, entrambe nate dalle denunce presentate da un giornalista che, invece di piegarsi alle intimidazioni e al linciaggio mediatico, ha scelto la strada della giustizia.
L’ultima decisione, arrivata nel tardo pomeriggio di venerdì, dal giudice Marco Feminiano, ha stabilito una condanna a nove mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni in favore della parte civile. – Una pronuncia che si aggiunge a quella già emessa il 20 marzo 2026, quando il giudice Procolo Ascolese, con la sentenza n. 559/2026, aveva condannato lo stesso imputato a un anno e due mesi di reclusione per diffamazione aggravata continuata, oltre alle spese processuali e al risarcimento del danno.
Entrambe le sentenze sono di primo grado e, come previsto dall’ordinamento, sono soggette agli ordinari mezzi di impugnazione. Non rappresentano quindi un accertamento definitivo della responsabilità penale. Costituiscono tuttavia i primi pronunciamenti giudiziari di merito nell’ambito di una vicenda che ha visto il giornalista presentare negli anni diverse denunce per contenuti pubblicati sui social network e ritenuti lesivi della propria reputazione e di quella dei suoi familiari.
Dalla cronaca alla giustizia, l’origine della vicenda
Secondo quanto ricostruito dal giornalista, nelle denunce presentate e nell’ambito dei procedimenti giudiziari, l’origine della vicenda sarebbe riconducibile a un episodio preciso.
Caccaviello, impegnato da anni nell’informazione locale e nel racconto delle vicende amministrative della Penisola sorrentina, avrebbe rifiutato di pubblicare articoli contro un funzionario comunale impegnato nelle attività di contrasto all’abusivismo edilizio. Quel funzionario aveva adottato numerosi provvedimenti amministrativi relativi ad abusi edilizi riguardanti immobili riconducibili la proprietà di M.S.
Sempre secondo la ricostruzione del giornalista, quel rifiuto avrebbe determinato l’inizio di una lunga fase caratterizzata da attacchi personali, pubblicazioni sui social network e contenuti ritenuti offensivi nei confronti suoi e dei suoi familiari. Da quelle pubblicazioni sono nate le denunce che hanno portato ai procedimenti penali e alle due sentenze pronunciate dal Tribunale di Torre Annunziata.
Il coraggio di denunciare
Al centro di questa vicenda vi è soprattutto la scelta di un giornalista, di un cittadino, di non arretrare e di affidarsi alla magistratura. In un contesto nel quale spesso gli attacchi personali attraverso il web vengono considerati quasi inevitabili o fisiologici, Caccaviello ha scelto una strada diversa, raccogliere gli elementi, presentare denunce e chiedere che fossero i giudici a stabilire eventuali responsabilità. Un percorso lungo, complesso, che ha trovato un primo riconoscimento nelle due pronunce del Tribunale.
In tale contesto, determinante è stato il lavoro meticoloso ed efficace dell‘avvocato Susanna Denaro, che ha assistito il giornalista nei procedimenti, sostenendo le ragioni della parte civile davanti ai giudici, ottenendo, per il momento, due importanti pronunce favorevoli. La vicenda, in effetti, dimostra come la tutela giudiziaria della reputazione richieda spesso tempi lunghi, ma possa condurre a risultati concreti quando viene perseguita con determinazione.
Le due sentenze del Tribunale di Torre Annunziata vanno oltre il singolo procedimento e richiamano un principio fondamentale: i social network non sono una zona franca. La libertà di espressione e il diritto di critica costituiscono pilastri della democrazia, ma non possono trasformarsi in diffamazione, aggressione personale o campagne sistematiche di delegittimazione.
Oltre il processo
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio. Il nome di M.S. compare nella documentazione richiamata dalla Commissione ministeriale d’accesso al Comune di Sorrento. Inoltre, secondo quanto riportato dal giornalista d’inchiesta Vincenzo Iurillo su Il Fatto Quotidiano, sulla base di verbali acquisiti dagli investigatori, emergono dichiarazioni della segretaria generale Candida Morgera e dell’avvocato Donatangelo Cancelmo sulla possibile fuoriuscita di informazioni riservate dagli uffici comunali, successivamente utilizzate per alimentare campagne di delegittimazione. Si tratta, tuttavia, di circostanze riferite a procedimenti ancora in corso, sulle quali ogni valutazione spetta esclusivamente all’autorità giudiziaria. Resta così aperto uno degli interrogativi più delicati, se e come documenti e informazioni riservate abbiano potuto lasciare gli uffici pubblici per alimentare campagne mediatiche. Un tema sul quale sono tuttora in corso gli accertamenti della Procura di Torre Annunziata.
Una lezione per la città
Le due condanne, pur non definitive, segnano un punto fermo. Non riguardano soltanto i protagonisti del processo, ma l’intera comunità. Dopo anni in cui il confronto pubblico è stato spesso sostituito da attacchi personali e campagne di discredito, riaffermano che la tutela della reputazione è un diritto e che la risposta alle intimidazioni passa attraverso la legge, non attraverso lo scontro.
Per Sorrento, reduce da una delle stagioni amministrative più difficili della sua storia recente, il messaggio è chiaro, molte vicende attendono ancora gli accertamenti della magistratura, ma un principio è già stato affermato. Chi utilizza i social come strumento di pressione o diffamazione deve sapere che esiste un limite invalicabile. Quel limite è la Legge. – 25 luglio 2026

















