Stop alle proroghe automatiche delle concessioni balneari, la Cassazione conferma la linea del Consiglio di Stato

Facebook
WhatsApp
Telegram
X
Threads
LinkedIn

L’analisi dell’avvocato Luigi Alfano sulla decisione delle Sezioni Unite: “Inammissibile impugnare la Plenaria del Consiglio di Stato da parte di soggetti estranei al giudizio”

La Corte di Cassazione mette un nuovo punto fermo nella lunga e complessa vicenda delle concessioni demaniali balneari. Le Sezioni Unite hanno infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato da 22 società concessionarie di stabilimenti balneari di Rimini contro la storica decisione dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 17 del 2021, che aveva sancito l’illegittimità delle proroghe automatiche delle concessioni fino al 2033.

L’analisi giuridica dell’avvocato Luigi Alfano evidenzia come la pronuncia della Cassazione rafforzi ulteriormente l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza amministrativa: le concessioni balneari dovranno essere assegnate tramite procedure di gara pubblica, in applicazione dei principi europei di concorrenza previsti dalla cosiddetta direttiva Bolkestein. – Con la sentenza n. 17/2021, l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, evidenzia Alfano, aveva stabilito che il sistema delle proroghe automatiche delle concessioni demaniali marittime fosse incompatibile con il diritto europeo. In particolare, i giudici amministrativi avevano ritenuto non conforme ai principi di concorrenza la proroga generalizzata delle concessioni fino al 2033 introdotta dal legislatore italiano. – La decisione, ricorda inoltre l’avvocato Alfano,  aveva  chiarito che tutti i Comuni italiani avrebbero dovuto disapplicare le norme nazionali contrastanti con il diritto dell’Unione europea, procedendo quindi all’assegnazione delle spiagge mediante bandi pubblici.

Il ricorso delle società balneari –  Le 22 società concessionarie riminesi hanno tentato di contestare quella pronuncia rivolgendosi direttamente alla Corte di Cassazione. Secondo i ricorrenti, la giurisprudenza amministrativa successiva – sia dei TAR sia dello stesso Consiglio di Stato – si sarebbe uniformata rigidamente ai principi fissati dalla Plenaria, rendendo impossibile ottenere decisioni favorevoli nei singoli contenziosi. – Per questo motivo, sottolinea Alfano, le società sostenevano di avere un “interesse attuale e concreto” a impugnare direttamente la sentenza del 2021, chiedendone l’integrale riforma. Nel ricorso erano stati chiamati in giudizio anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e il Comune di Rimini. – Alla base dell’iniziativa giudiziaria vi era la convinzione che il Consiglio di Stato avesse ecceduto i propri poteri, sostituendosi di fatto al legislatore e alla pubblica amministrazione nel fissare la cessazione delle concessioni al 31 dicembre 2023.

La posizione della Cassazione – La Suprema Corte, tuttavia, ha respinto questa impostazione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, affermando un principio destinato ad avere un peso rilevante nel contenzioso futuro: una decisione dell’Adunanza plenaria non può essere impugnata da soggetti che non abbiano partecipato al relativo giudizio. Secondo l’interpretazione evidenziata dall’avvocato Alfano, la Cassazione ha quindi escluso la possibilità di utilizzare il ricorso per difetto di giurisdizione come strumento per mettere indirettamente in discussione gli orientamenti consolidati della giurisprudenza amministrativa.

Un orientamento ormai consolidato – Per l’avvocato Alfano, La pronuncia rappresenta un ulteriore tassello nel processo di superamento del regime delle proroghe automatiche delle concessioni balneari. Dopo anni di incertezza normativa e di continui rinvii politici, la giurisprudenza italiana sembra ormai aver consolidato un indirizzo preciso: il settore dovrà essere ricondotto nell’alveo delle regole europee sulla concorrenza. – Per operatori turistici e amministrazioni locali, il tema resta comunque delicato. Da un lato vi è l’esigenza di garantire apertura del mercato e trasparenza nelle assegnazioni; dall’altro, le imprese balneari chiedono tutele per gli investimenti effettuati nel corso degli anni e maggiore certezza normativa.

La decisione della Cassazione, però, sottolinea Alfano, riduce ulteriormente gli spazi per contestare l’impianto giuridico costruito dal Consiglio di Stato, rafforzando l’idea che il futuro delle concessioni passerà inevitabilmente attraverso le gare pubbliche. – 21 maggio 2026

Facebook
WhatsApp
Telegram
X
Threads
LinkedIn
Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Oldest
Newest Most Voted
0
Would love your thoughts, please comment.x