Per il noto avvocato criminologo sorrentino, “La Corte costituzionale riafferma il principio che non può esistere una detenzione automatica senza una valutazione concreta del singolo caso”
La recente pronuncia della Corte costituzionale in materia di atti sessuali con minorenne riconosciuti di minore gravità rappresenta, secondo l’avvocato criminologo Luigi Alfano, un passaggio di grande rilievo per il sistema penale e penitenziario italiano. La Consulta, con la sentenza n. 68, ha infatti dichiarato costituzionalmente illegittime alcune disposizioni che impedivano automaticamente la sospensione dell’esecuzione della pena nei confronti dei condannati per atti sessuali con minorenne anche quando fosse stata riconosciuta l’attenuante speciale della minore gravità.
La questione affrontata dalla Corte – Nel suo approfondimento, l’avvocato Alfano spiega come la vicenda nasca dalla questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Catanzaro in riferimento all’articolo 656 del codice di procedura penale e all’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario. Le norme censurate impedivano al pubblico ministero di sospendere l’esecuzione della pena nei casi previsti dall’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario, compresi quelli relativi agli atti sessuali con minorenne, anche quando il giudice avesse riconosciuto la circostanza attenuante della minore gravità prevista dall’articolo 609-quater del codice penale. – Come sottolinea l’avvocato Luigi Alfano, ciò comportava conseguenze particolarmente rigide: il condannato era obbligato a trascorrere almeno un anno in carcere prima di poter chiedere l’accesso alle misure alternative alla detenzione, persino nei casi di pene brevi.
Il principio stabilito dalla Consulta – Secondo quanto evidenziato dall’avvocato criminologo Luigi Alfano, la Corte Costituzionale ha ritenuto tale disciplina incompatibile con i principi di uguaglianza e ragionevolezza previsti dall’articolo 3 della Costituzione, oltre che con la finalità rieducativa della pena sancita dall’articolo 27. La Consulta ha ricordato che la sospensione dell’esecuzione della pena serve a evitare una limitazione immediata della libertà personale quando il condannato potrebbe accedere sin dall’inizio a misure alternative alla detenzione. – Per l’avvocato Luigi Alfano, il punto centrale della sentenza è proprio il superamento di ogni automatismo: la gravità del titolo di reato non può essere sufficiente, da sola, a giustificare necessariamente l’ingresso immediato in carcere.
La necessità di una valutazione individuale – Nel commentare la decisione, l’avvocato Alfano chiarisce che la Corte non ha introdotto alcun automatismo favorevole al condannato, né ha ridimensionato la gravità dei reati contro i minori. La sentenza, al contrario, riafferma il principio secondo cui ogni situazione deve essere valutata singolarmente dalla magistratura di sorveglianza, chiamata a verificare la concreta pericolosità sociale del soggetto e l’idoneità delle eventuali misure alternative. Secondo l’avvocato Luigi Alfano, il cuore della pronuncia risiede proprio nell’equilibrio tra tutela della collettività e rispetto dei principi costituzionali che regolano la funzione della pena.
Un ulteriore aspetto approfondito dall’avvocato criminologo Luigi Alfano riguarda la disparità di trattamento rilevata dalla Consulta rispetto ad altre fattispecie di reati sessuali. Per il reato di violenza sessuale attenuato dalla minore gravità, infatti, l’ordinamento già consentiva la sospensione dell’esecuzione della pena in attesa della decisione sulle misure alternative. – La Corte Costituzionale ha ritenuto irragionevole che ciò non fosse previsto anche per il delitto di atti sessuali con minorenne nei casi di minore gravità, considerando che le due fattispecie presentano analogie sul piano della tutela giuridica e della cornice sanzionatoria.
Sicurezza sociale e funzione rieducativa della pena – Nell’analisi dell’avvocato Luigi Alfano, la sentenza assume particolare importanza anche sotto il profilo del sistema penitenziario. La Consulta ha infatti evidenziato come l’automatica detenzione iniziale potesse determinare un inutile sacrificio della libertà personale senza offrire concreti vantaggi in termini di sicurezza collettiva. – Secondo l’avvocato criminologo Luigi Alfano, il pronunciamento conferma ancora una volta che il diritto penale costituzionale italiano impone un approccio fondato sulla personalizzazione del trattamento sanzionatorio e sulla finalità rieducativa della pena, lasciando al tribunale di sorveglianza la valutazione finale sull’eventuale accesso ai benefici penitenziari. – 09 maggio 2026


















