Torre Annunziata, giù il palazzo dei clan. Ma lo scontro istituzionale oscura il giorno del riscatto

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Doveva essere il giorno della rinascita con l’abbattimento di Palazzo Fienga, storico simbolo del clan Gionta. Ma le dure accuse del procuratore Fragliasso sulle “contiguità” con la criminalità organizzata provocano la reazione del sindaco Cuccurullo, che annuncia le dimissioni

Torre Annunziata – Doveva essere il giorno del riscatto definitivo. Le ruspe che hanno iniziato ad abbattere Palazzo Fienga, storica roccaforte del clan Gionta e simbolo per oltre mezzo secolo del potere camorristico, avrebbero dovuto rappresentare l’immagine di una città pronta a chiudere con il proprio passato criminale. Invece, accanto al valore altamente simbolico della demolizione, è esplosa una durissima polemica istituzionale culminata con le dimissioni del sindaco Corrado Cuccurullo.

Durante la cerimonia, il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, ha definito l’abbattimento del palazzo “un segnale potente”, precisando però che “non basta” e che rappresenta soltanto “un primo passo”. Parole che hanno rapidamente assunto un tono ben più severo quando il magistrato ha denunciato la presenza di “troppe opacità, troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe inammissibili inerzie e finanche illegalità in seno alla stessa amministrazione comunale”. – Un intervento che ha immediatamente scosso il clima della giornata e provocato la reazione del primo cittadino. Cuccurullo ha definito le accuse “gravi e profondamente ingiuste”, annunciando poche ore dopo le proprie dimissioni. – “Le dichiarazioni che colpiscono in modo generalizzato una comunità intera non aiutano la legalità né rafforzano le istituzioni”, ha dichiarato il sindaco uscente, sostenendo che quelle parole abbiano finito per “mortificare una città che sta cercando, con fatica e serietà, di cambiare”. – La frattura istituzionale ha così finito per sovrapporsi a un momento che, almeno nelle intenzioni, avrebbe dovuto unire simbolicamente lo Stato, la magistratura e la cittadinanza contro la camorra.

Palazzo Fienga non è un edificio qualsiasi. Per decenni è stato il cuore operativo del clan Gionta, luogo simbolo del controllo criminale sul territorio e riferimento di una stagione segnata da violenza, intimidazioni e omicidi. Tra questi, anche quello del giornalista Giancarlo Siani, il cronista del Mattino assassinato nel 1985 proprio per le sue inchieste sui rapporti tra i clan. – Alla demolizione era presente anche il fratello Paolo Siani, che ha parlato di “una piccola rivincita” per Giancarlo. “Va giù un simbolo — ha detto — ma non la camorra. La lotta deve essere ancora più importante”.

Sul luogo della demolizione erano presenti numerosi rappresentanti delle istituzioni nazionali. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sui social, ha sottolineato che “i simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti”. Il vicepremier Matteo Salvini e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi hanno ribadito l’impegno dello Stato nella lotta alle mafie, mentre il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha immaginato per quell’area un futuro diverso: una piazza dedicata proprio a Giancarlo Siani.

Ma le parole del procuratore Fragliasso hanno riportato il dibattito su un piano più duro e concreto. Secondo il magistrato, dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni e il successivo commissariamento, dalla nuova amministrazione ci si sarebbe aspettati “un forte segnale di discontinuità rispetto al passato”. Un segnale che, ha affermato, “sto ancora aspettando”. Proprio in questo passaggio che emerge tutta la complessità della vicenda di Torre Annunziata: da una parte i simboli abbattuti, dall’altra il sospetto che il cambiamento reale sia ancora incompleto.

La demolizione di Palazzo Fienga segna certamente la fine materiale di un fortino della camorra. Ma lo scontro esploso tra magistratura e amministrazione comunale dimostra quanto sia ancora difficile trasformare un gesto simbolico in una definitiva liberazione dal peso delle infiltrazioni criminali. – 07 maggio 2026

Fonte Ansa – Foto Fanpage
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