Tra dati che peggiorano e responsabilità che si dissolvono, la sicurezzacontinua a rimanere uno slogan. In Campania si continua a morire di lavoro nell’indifferenza generale
Napoli – Alla vigilia della Giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro, torna puntuale un rituale che ormai suona vuoto: numeri, dichiarazioni, indignazione. Ma intanto i morti aumentano e la Campania si conferma una delle aree più critiche del Paese. – Secondo gli ultimi dati, la regione rientra nella cosiddetta “zona rossa” per incidenza delle vittime con oltre il 25% in più rispetto alla media nazionale, che si attesta a 33,3 decessi per milione di lavoratori. Un dato che non è solo statistica, ma la fotografia di un sistema che continua a non funzionare.
A lanciare l’allarme è Federcepicostruzioni, che parla apertamente di emergenza strutturale, soprattutto nel settore dell’edilizia. “Non possiamo accompagnare questa Giornata, anche quest’anno, soltanto con l’ennesimo bollettino di vittime – denuncia il presidente nazionale Antonio Lombardi – La sicurezza va resa quotidiana, reale, verificabile”. Parole nette, che chiamano in causa non solo le imprese, ma anche istituzioni e sistema dei controlli. – Il paradosso è evidente: mentre nel complesso il Sud mostra una certa stabilità nel numero delle denunce, la Campania registra uno degli incrementi più significativi negli infortuni in itinere, con un +14,2% rispetto al 2024. Un segnale chiaro di un peggioramento delle condizioni di sicurezza, anche fuori dai luoghi di lavoro tradizionali.
Nel 2025 la regione figura tra quelle con il maggior numero assoluto di vittime, insieme a grandi aree produttive come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Ma è proprio l’incidenza, ovvero, il rapporto tra morti e numero di lavoratori, a rendere il dato campano ancora più allarmante. Perché indica una fragilità diffusa, radicata, che non può essere liquidata come semplice fatalità. “Quando una regione si colloca tra quelle con più vittime e con un’incidenza superiore alla media nazionale, non basta indignarsi», insiste Lombardi. L’indignazione non salva vite, servono interventi concreti su organizzazione del lavoro, formazione, qualificazione delle imprese e tecnologie di prevenzione. Soprattutto nei cantieri, dove il rischio resta altissimo e troppo spesso sottovalutato. La sensazione, però, è che si continui a rincorrere l’emergenza senza mai affrontarla davvero. Le giornate commemorative si susseguono, i dati peggiorano e le responsabilità si disperdono. Nel frattempo, chi esce di casa per lavorare continua a non avere la certezza di tornarci. – 28 aprile 2026
Fonte Ansa

















