Dietro le promesse ai tifosi, l’inchiesta ipotizza gare manipolate e interessi privati. Secondo la Procura, l’ex sindaco avrebbe orientato gare e progettazioni attraverso un sistema di affidamenti pilotati e presunte richieste di tangenti
Sorrento – Un progetto annunciato come simbolo di rinascita sportiva e urbana, accolto con entusiasmo da tifosi e cittadini, oggi si ritrova al centro di un’inchiesta che ne ribalta completamente il significato. È questa la parabola del restyling dello Stadio Italia , uno degli episodi più emblematici del cosiddetto “Sistema Sorrento” finito sotto la lente della Procura della Repubblica.
All’epoca dei fatti, il progetto da 5,4 milioni di euro era stato presentato in grande stile. 
Secondo la Procura, tutto partirebbe da una richiesta di tangente: inizialmente il 10% del valore dell’opera, poi scesa, dopo il rifiuto dell’imprenditore coinvolto, al 7%. Una trattativa che però non si sarebbe conclusa con l’assegnazione diretta a quell’impresa, segno di un quadro più articolato e meno lineare di quanto inizialmente ipotizzato. – Il nodo cruciale, infatti, riguarderebbe le modalità con cui è stata costruita l’intera procedura. Il progetto di base, redatto da professionisti esterni, sarebbe stato ripreso quasi integralmente dal Comune, diventando il perno di un’operazione di partenariato pubblico-privato. Da lì, sempre secondo l’accusa, si sarebbe sviluppato un sistema capace di mantenere gli stessi soggetti al centro delle fasi successive. – Determinante, in questo schema, il frazionamento delle gare. Le procedure sarebbero state “spezzate” in più affidamenti, progettazione, strutture e sicurezza, così da rientrare nei limiti che consentono l’assegnazione diretta.
Una scelta che, per gli inquirenti, avrebbe avuto un obiettivo preciso: indirizzare gli incarichi verso professionisti già individuati. – Non solo. Prima ancora della pubblicazione ufficiale del bando, gli elaborati progettuali sarebbero stati trasmessi, attraverso un passaggio informale, a imprenditori selezionati. Un dettaglio che, sempre secondo la Procura, avrebbe inciso sull’esito finale della gara. – A confermare i sospetti, un altro elemento ritenuto anomalo, un ribasso del 50% sulla progettazione. Una cifra difficilmente spiegabile in condizioni di reale concorrenza, ma che diventerebbe più comprensibile alla luce di rapporti già consolidati tra chi ha elaborato il progetto e chi ha poi presentato l’offerta.
Il quadro che emerge è quello di un sistema strutturato, capace, secondo l’impianto accusatorio, di influenzare ogni fase dell’appalto: dall’idea iniziale fino all’aggiudicazione finale. Un meccanismo che, se confermato, trasformerebbe un progetto nato per il rilancio dello sport cittadino nell’ennesimo caso di gestione opaca delle risorse pubbliche.
Intanto mentre l’inchiesta prosegue, resta il contrasto più amaro, quello tra l’entusiasmo di una comunità che vedeva nello stadio un simbolo di rinascita e una realtà che, oggi, appare segnata da interessi ben lontani dal bene collettivo. – 17 aprile 2026
Fonte, Michele De Feo – Metropolis
Leggi:
https://www.metropolisweb.it/2026/04/15/sistema-sorrento-la-gara-spezzatino-restyling-dello-stadio-italia/

















