Marittimi e il paradosso della malattia, quando ammalarsi costa più che perdere il lavoro

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Con la nuova normativa, l’indennità può scendere sotto un quarto dello stipendio reale, chi si ammala rischia più di chi perde il lavoro.Con la nuova normativa, l’indennità può scendere sotto un quarto dello stipendio reale: chi si ammala rischia più di chi perde il lavoro. I lavoratori del mare chiedono un intervento urgente

Con la Legge di Bilancio (L. 213/2023)  dal 1° gennaio 2024, un marittimo malato riceve meno di un marittimo disoccupato. Per un lavoratore del mare,infatti, ammalarsi può essere economicamente più penalizzante che perdere il lavoro.E’ l’effetto della Legge di Bilancio 2024,  che in effetti, ha ridefinito i criteri di calcolo dell’indennità di malattia per i marittimi. Una norma che, secondo lavoratori e rappresentanze di categoria, produce una distorsione difficile da giustificare, non solo sul piano economico ma anche su quello sociale e della sicurezza.

La legge stabilisce che l’indennità di malattia sia pari al 60% della retribuzione. Tuttavia, il calcolo esclude voci fondamentali del salario dei marittimi: straordinari, indennità di navigazione e premi di imbarco. Componenti che, nella pratica, costituiscono una parte consistente del reddito effettivo. Il risultato è significativo, infatti, l’indennità reale può scendere anche sotto il 26% dello stipendio complessivo percepito durante l’imbarco. Una cifra che, in molti casi, non è sufficiente a coprire le spese ordinarie di una famiglia. Il confronto con la NASpI, l’indennità di disoccupazione, rende il quadro ancora più evidente. Quest’ultima viene infatti calcolata sulla retribuzione piena, risultando spesso più alta rispetto a quella riconosciuta a chi si ammala. In altre parole, chi perde il lavoro può ricevere più di chi, lavorando, si ammala.

Una disparità rispetto agli altri lavoratori – Nel sistema italiano, la generalità dei lavoratori dipendenti,impiegati, operai, tecnici, beneficia di un’indennità di malattia calcolata sull’intera retribuzione, comprese le componenti variabili. I marittimi fanno eccezione. Eppure, sottolineano gli operatori del settore, si tratta di lavoratori che versano contributi come tutti gli altri e che sostengono gli stessi costi della vita. La differenza sta nelle condizioni di lavoro: lunghi periodi lontani da casa, assistenza sanitaria limitata durante la navigazione e la concreta possibilità di essere sbarcati in caso di malattia prolungata. – Se la guarigione non avviene entro pochi giorni, infatti, il marittimo può perdere il contratto di imbarco. Una condizione che si traduce in una tripla penalizzazione: riduzione drastica dell’indennità, base di calcolo ridotta e perdita del posto di lavoro.

Un rischio per la sicurezza in mare – Oltre alla questione economica e sociale, emerge un tema di sicurezza. Secondo diversi osservatori, il sistema attuale rischia di scoraggiare i marittimi dal dichiarare tempestivamente eventuali problemi di salute. Il timore di perdere reddito e occupazione può spingere a sottovalutare o nascondere sintomi, con possibili conseguenze non solo per il singolo lavoratore, ma anche per l’equipaggio e la navigazione stessa. In un contesto come quello marittimo, dove le condizioni operative possono essere complesse, la piena idoneità fisica degli operatori è un elemento essenziale.

Le istanze che arrivano dal settore sono chiare e puntano a un riequilibrio della normativa. Tra le principali: il ripristino di un’indennità di malattia pari almeno al 75% della retribuzione effettiva, includendo tutte le componenti variabili; una revisione dei criteri di calcolo da parte dell’INPS, affinché riflettano il reddito reale; la garanzia che l’indennità di malattia non sia mai inferiore alla NASpI; l’apertura di un tavolo di confronto tra istituzioni, lavoratori e armatori; una verifica di compatibilità con i principi costituzionali e con la Maritime Labour Convention 2006.

La questione, al di là degli aspetti tecnici, solleva un interrogativo più ampio sul principio di equità nel mondo del lavoro. I marittimi italiani non chiedono trattamenti privilegiati, ma condizioni che li mettano sullo stesso piano degli altri lavoratori. In un settore strategico per l’economia e la logistica del Paese, garantire tutele adeguate non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di efficienza e sicurezza dell’intero sistema marittimo. – 10 aprile 2026

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