Stroncato da un arresto cardiaco, il giornalista si spegne a 60 anni. Il suo ultimo gesto è la donazione degli organi
Roma – Il giornalismo italiano perde una delle sue figure più riconoscibili e rispettate. Roberto Arditti è morto all’età di 60 anni dopo essere stato ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo Forlanini di Roma in seguito a un arresto cardiaco avvenuto nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile. La commissione medica ha confermato lo stato di morte cerebrale, sancendo ufficialmente il decesso nel pomeriggio del 2 aprile. – Secondo il bollettino diffuso dalla struttura sanitaria, i supporti vitali sono stati mantenuti temporaneamente per consentire il prelievo degli organi, nel rispetto della volontà espressa in vita dallo stesso Arditti. Un gesto che restituisce, anche nell’ultimo passaggio della sua esistenza, il senso profondo di responsabilità civile che ha caratterizzato il suo percorso umano e professionale. La famiglia ha chiesto riservatezza in un momento di grande dolore.
La notizia della sua scomparsa ha colpito profondamente il mondo dell’informazione, della politica e della comunicazione, ambiti nei quali Arditti aveva costruito negli anni una presenza solida, sempre contraddistinta da equilibrio e competenza.
Laureato in discipline economiche e sociali all’Università Bocconi, Arditti aveva iniziato la sua carriera giornalistica affermandosi rapidamente come una voce autorevole. Tra il 1992 e il 1997 aveva diretto le news di RTL 102.5, contribuendo a rafforzare il ruolo dell’emittente nel panorama informativo italiano. In quegli anni aveva anche condotto “L’indignato speciale”, programma di approfondimento che seppe intercettare il dibattito pubblico con uno stile diretto ma mai sopra le righe. – Il suo percorso lo aveva poi portato in televisione, tra gli autori di “Porta a Porta”, dove aveva lavorato in due diverse fasi tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. Qui aveva affinato ulteriormente la sua capacità di leggere la realtà politica e sociale del Paese, mantenendo sempre un approccio rigoroso e misurato.
Non era mancata una parentesi nelle istituzioni: durante il secondo governo Berlusconi aveva ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Interno, esperienza che gli aveva consentito di conoscere da vicino i meccanismi della comunicazione politica. Successivamente, tra il 2008 e il 2010, era stato direttore del quotidiano Il Tempo, confermando le sue qualità anche alla guida di una redazione.
Negli anni più recenti Arditti si era distinto soprattutto nel campo della comunicazione strategica e dell’analisi geopolitica. Dopo aver diretto la comunicazione di Expo 2015, aveva fondato una propria società di consulenza e assunto incarichi editoriali in testate specializzate nei temi della difesa e delle relazioni internazionali. Continuava inoltre a collaborare con diverse testate e a trasmettere la propria esperienza alle nuove generazioni attraverso attività didattiche universitarie. – Chi lo ha conosciuto ne ricorda il tratto pacato, la capacità di ascolto e un approccio sempre lucido anche nei contesti più complessi. In un’epoca spesso dominata da toni accesi e polarizzazione, Arditti rappresentava una figura capace di coniugare fermezza nelle idee e rispetto nel confronto.
La sua scomparsa lascia un vuoto significativo non solo tra i colleghi, ma anche tra quanti vedevano in lui un esempio di professionalità e misura. Un giornalista che ha attraversato stagioni diverse dell’informazione italiana senza mai rinunciare a un principio fondamentale: raccontare la realtà con competenza, equilibrio e senso del servizio pubblico. – 03 aprile 2026

















