Autorizzazioni paesaggistiche e silenzio assenso. Il caso Sorrento potrebbe accendere i riflettori su una prassi controversa

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Tra silenzi istituzionali e controlli mancati,  troppi i casi in cui l’omesso parere ha aperto la strada a interventi che continuano a  trasformare la città e il paesaggio

Sorrento – Negli ultimi decenni, il tema delle autorizzazioni paesaggistiche rilasciate attraverso il meccanismo del “silenzio assenso” è rimasto spesso confinato tra le pieghe della burocrazia. Oggi, però, potrebbe tornare al centro dell’attenzione anche alla luce di quanto sta emergendo a Sorrento, dove l’attività degli uffici comunali è oggetto di verifiche da parte della gestione commissariale e della Commissione di accesso. – Secondo quanto si apprende, sarebbero numerosi i procedimenti conclusi negli anni con il ricorso al silenzio assenso della Soprintendenza, talvolta anche in presenza di interventi rilevanti dal punto di vista paesaggistico.

Il silenzio assenso è uno strumento previsto dall’ordinamento per evitare che l’inerzia della pubblica amministrazione blocchi le attività dei cittadini. In base al principio generale, se l’Ente chiamato a esprimere un parere non risponde entro un termine stabilito, il silenzio viene considerato come un assenso. – Nel caso delle autorizzazioni paesaggistiche, disciplinate dal D.Lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), il procedimento prevede che il Comune rilasci l’autorizzazione previa acquisizione del parere vincolante della Soprintendenza. Se quest’ultima non si esprime entro i termini (in genere 45 giorni), può formarsi il silenzio assenso. – Tuttavia, la normativa e la giurisprudenza hanno più volte chiarito che si tratta di uno strumento da utilizzare con cautela, soprattutto in contesti di particolare pregio ambientale.

Nel caso di Sorrento, territorio da sempre sottoposto a stringenti vincoli paesaggistici, l’attenzione si concentra su una serie di interventi che, nel corso degli anni, sarebbero stati autorizzati proprio attraverso il meccanismo del silenzio assenso. Tra questi si segnalano: installazioni di pergotende di notevoli dimensioni; realizzazione di strutture fisse su terrazzi, anche di grosse strutture ricettive; occupazioni di suolo pubblico in aree di particolare pregio storico,artistico e culturale.  Opere che, pur formalmente qualificate come temporanee o leggere, hanno inciso in maniera significativa sull’aspetto degli immobili e del paesaggio urbano.

A preoccupare ulteriormente sono le numerose segnalazioni dei cittadini, che negli anni hanno denunciato veri e propri sconcezze installate  lungo il centro storico, che da quanto emerge, in vari casi, sarebbero stati autorizzati proprio con la prassi del silenzio assenso da parte della Soprintendenza, riducendo così il controllo effettivo sul territorio e alimentando il malcontento della comunità locale. – Il nodo critico non riguarda la singola autorizzazione, ma la frequenza e la sistematicità con cui il silenzio assenso è stato applicato, trasformando una procedura eccezionale in una pratica che di fatto ha bypassato quello che dovrebbe essere il coinvolgimento attivo della Soprintendenza. In particolar modo per una località di pregio sia dal punto di vista paesaggistico che storico culturale come Sorrento.

Il ruolo della Soprintendenza – Proprio in territori vincolati come quello della Penisola sorrentina, gli esperti sottolineano che la Soprintendenza dovrebbe esprimersi sempre in modo esplicito e motivato, poiché il suo parere vincolante rappresenta una garanzia fondamentale per la tutela del paesaggio e il ricorso sistematico al silenzio assenso rischia di trasformare un meccanismo eccezionale in una prassi ordinaria.  Riducendo, in tal modo, la qualità delle valutazioni, la tracciabilità delle decisioni e delle responsabilità, circostanza che a Sorrento, potrebbe spingere  la la Commissaria Prefettizia  e la Commissione di Accesso  ad avviare verifiche sia sulle modalità di rilascio delle autorizzazioni che sulla frequenza del silenzio assenso, nonchè sulla coerenza degli interventi con i vincoli esistenti. Potrebbe essere una operazione destinata a fare luce su pratiche consolidate nel tempo e sulla loro conformità alle norme.

Il caso di Sorrento non è , tuttavia isolato, ma rappresenta un esempio emblematico di un problema più ampio, ovvero, il delicato equilibrio tra semplificazione amministrativa e tutela del territorio. Il silenzio assenso nasce per velocizzare i procedimenti, ma la sua applicazione in ambiti sensibili come quello paesaggistico solleva interrogativi profondi, come quello relativo a se il “silenzio” può davvero sostituire una valutazione tecnica in territori di pregio

La necessità di un cambio di approccio – Sempre più osservatori ritengono che sia giunto il momento di riconsiderare questa prassi. Non necessariamente eliminando il silenzio assenso, ma limitandone l’uso ai casi in cui sia realmente giustificato. Nei territori vincolati, come quello di Sorrento, la tutela del paesaggio e del patrimonio storico, artistico culturale, richiede un approccio diverso, fatto di valutazioni esplicite, responsabilità chiare e controlli effettivi. – Altrimenti, l rischio, potrebbe essere che la semplificazione amministrativa finisca per trasformarsi, nel tempo, in una progressiva erosione del paesaggio e  con esso, di un patrimonio che appartiene a tutta la comunità . Proprio le attuali verifiche in corso a Sorrento potrebbero segnare un cambio di passo, come quello di  riportare il paesaggio,la Citta con la sua storia  al centro delle decisioni e pertanto, rafforzare i controlli garantendo che il silenzio assenso torni a essere l’eccezione e non la regola. – 30 marzo 2026

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