Crescono i casi tra Campania e basso Lazio. Sotto accusa la vendita di cozze contaminate, indagini sulla filiera e possibili scarichi in mare
Napoli – Maxi operazione investigativa tra Campania e basso Lazio, dove i Carabinieri del Nas, su delega della Procura di Napoli, stanno indagando sulla possibile commercializzazione di frutti di mare contaminati, ritenuti all’origine di un preoccupante aumento dei casi di epatite A. L’indagine, coordinata dalla VI sezione della Procura partenopea,con il pubblico ministero Valentina Rametta e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, ipotizza, al momento contro ignoti, i reati di commercio e detenzione finalizzati alla vendita di alimenti pericolosi per la salute pubblica.
Secondo quanto emerso, non si esclude che sul mercato siano finite cozze locali mescolate con partite contaminate provenienti dall’estero. Un’ipotesi su cui si stanno concentrando gli accertamenti del Nas di Napoli, guidato dal comandante Alessandro Cisternino. – Le verifiche si estendono anche al basso Lazio. In particolare, nella zona di Terracina, sarebbero stati venduti e consumati frutti di mare, soprattutto cozze, provenienti dall’area di Bacoli, potenzialmente responsabili di diversi casi di epatite A registrati negli ultimi giorni. – Tra i filoni investigativi anche la possibile presenza di scarichi fognari direttamente in mare, soprattutto lungo il tratto di costa a nord della Campania, che potrebbe aver causato la contaminazione dei molluschi.
Nel corso delle operazioni, i Carabinieri del Nas hanno già sequestrato circa 50 chilogrammi di frutti di mare e prelevato numerosi campioni, ora al vaglio dell’Istituto Zooprofilattico di Portici, dove verranno effettuate le analisi di laboratorio. – L’inchiesta è in pieno sviluppo e mira a chiarire l’intera filiera di approvvigionamento e distribuzione dei prodotti ittici coinvolti, oltre a individuare eventuali responsabilità – 27 marzo 2026

















