Sorrento tra scandalo e rimozione. Il quadro di Antonello Caporale e le verità scomode

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Tra le righe  dell’articolo del giornalista de “il Fatto Quotidiano” emerge  il ritratto di una comunità segnata da silenzi e convenienze. Un modello che ha favorito  i piu scaltri e sprezzanti delle regole. Ora, l’indignazione è diffusa, ma non sempre autentica e il cambiamento tende sempre più a guardare al passato. A quelle figure che hanno saputo reggere il sistema senza esporsi troppo, mantenendo equilibri meno appariscenti ma altrettanto radicati

Sorrento – All’indomani dell’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto per corruzione dell’ex sindaco Massimo Coppola e di alcuni suoi collaboratori, la Città di Sorrento si ritrova improvvisamente sotto una luce diversa. Una luce cruda, che mette in evidenza contraddizioni sedimentate nel tempo e che richiama, per molti aspetti, il ritratto tracciato da Antonello Caporale sulle pagine de Il Fatto Quotidiano nel suo recente articolo “Sorrento, tra vizi privati e pubbliche virtù”.

Il punto, tuttavia, non è soltanto giudiziario. L’inchiesta rappresenta semmai la punta di un iceberg molto più ampio, un sistema di gestione del potere e della cosa pubblica che affonda le sue radici in oltre trent’anni di storia amministrativa e sociale.

Negli anni, una parte consistente della comunità è stata favorita, imprenditori, o presunti tali, che hanno beneficiato di una progressiva e spesso incontrollata liberalizzazione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti con una speculazione edilizia crescente e fuori controllo e uno sviluppo urbano che non ha prodotto quanto ci si aspettava, visto anche le incenti possibilità a disposizione. Tra tassa di soggiorno, parcheggi pubblici e contravvenzioni, si parla di incassi che superano i 15 milioni di euro annui. Risorse importanti, che però non sembrano tradursi in un miglioramento proporzionale dei servizi o della vivibilità urbana.

La gestione politica degli ultimi anni ha accentuato queste dinamiche. Quella che molti si aspettavano fosse una stagione di rinnovamento si è invece trasformata, secondo quanto emerge, in una conduzione accentrata e talvolta opaca del potere. Una gestione che avrebbe fatto leva anche su strumenti di pressione e su un uso spregiudicato della comunicazione, funzionale alla costruzione del consenso più che alla trasparenza amministrativa. – In questo contesto, non può essere ignorato il ruolo della comunità. Una parte significativa della cittadinanza ha mostrato, nel tempo, una sostanziale acquiescenza. Un atteggiamento spesso dettato dalla convenienza,  finché il proprio spazio di interesse, “l’orticello”non veniva intaccato, si è preferito chiudere un occhio, o talvolta entrambi.

Oggi, dopo l’uragano giudiziario, Sorrento appare sospesa tra smarrimento e rimozione. L’indignazione è diffusa, ma non sempre autentica. Più che una spinta verso il cambiamento, sembra emergere in alcuni casi una tendenza a guardare al passato, a quelle figure che hanno saputo reggere il sistema senza esporsi troppo, mantenendo equilibri meno appariscenti ma altrettanto radicati. – Il rischio, dunque, è che tutto si riduca a una parentesi. Che Massimo Coppola diventi nel tempo soltanto il simbolo di un eccesso, di arroganza e di visibilità,  piuttosto che l’occasione per una riflessione più profonda. Perché il vero nodo resta il sistema. Un meccanismo che tende a rigenerarsi, alimentato dai grandi flussi economici legati al turismo e da una distribuzione della ricchezza tutt’altro che equa.

Finché questo equilibrio non verrà messo in discussione, sarà difficile immaginare una reale discontinuità. Il benessere diffuso, o percepito tale, rischia di continuare a funzionare come un potente anestetico sociale. E che l’attuale crisi difficilmente potrà essere una presa di coscienza collettiva ma bensì soltanto l’ennesima “nottata” destinata a passare.  Senza un cambio profondo di mentalità, oltre che di classe dirigente, lo scenario appare già scritto,  una città che continua a produrre ricchezza per pochi, mentre altri restano ai margini o scelgono di cercare altrove il proprio futuro. – 18 marzo 2026

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Angelo Raffaele Sodano
Angelo Raffaele Sodano
5 mesi fa

Sorrento, il senso di comunità smarrito.

La Grande Onda ha sempre rappresentato per me un punto di riferimento: un luogo di incontro con persone visionarie, lungimiranti e responsabili. Cito due nomi con cui il legame si è fatto più profondo, anche grazie alle occasioni di confronto diretto che ho avuto il piacere di vivere: Laura Cuomo e Raffaele Attardi.
Non sono di Sorrento, ma ci sono cresciuto fin dal 1970. A quella terra delle sirene mi legano tante amicizie e tanti ricordi. In quelle acque, insieme a Enrico, Annamaria, Arturo e Marco, abbiamo esplorato i fondali, costruendo legami che vanno ben oltre il tempo. Sono legami fatti di un profondo senso di appartenenza a una comunità: un termine forse desueto, che i miei 61 anni mi portano ancora a usare e, in parte, a rimpiangere.
L’ultimo frammento di vita reale in cui Sorrento mi ha restituito la percezione di una città che viveva con intensità e dolore è stato nell’immediato periodo post-Covid. In Piazza Tasso, anche con il megafono in mano, si invocavano azioni di tutela e di sostegno alle attività, soprattutto quelle della ristorazione e dell’accoglienza, in una difficoltà che sembrava non avere fine né prospettive di rinascita.
La rinascita, quando è arrivata, è stata tempestosa. A mio modesto giudizio ha rappresentato un mutamento radicale: la vocazione storica, fondata sulle innegabili capacità e professionalità di accoglienza del popolo della penisola, ha progressivamente ceduto il passo a un sistema che Raffaele Attardi ha definito “Autogrill” o “Hub”. Un sistema in cui l’overtourism, l’impazzimento della viabilità e l’inefficacia dei mezzi di trasporto pubblico si sono affermati con forza.
Ma soprattutto si è riscritto ciò che per me rappresenta il cuore della coabitazione e della resilienza, e che potremmo ancora ricondurre al senso di comunità: i condomìni.
Quelli che un tempo erano palazzi abitati da cittadini o da turisti stabili, pienamente inseriti nel tessuto sociale sorrentino degli anni del boom edilizio, si sono rapidamente trasformati in B&B, case vacanza e in tutta quella nomenclatura, spesso studiata ad arte, utile ad aggirare regole e divieti chiaramente scritti nei regolamenti condominiali.
Fatico a immaginare numeri precisi, ma posso testimoniare le conseguenze di politiche che hanno accompagnato questa trasformazione. Una collettività cordiale e rispettosa ha assistito impotente a un cambiamento che si misura ogni giorno: l’andirivieni incessante, il vociare nei cortili, i pianerottoli trasformati in depositi bagagli; l’aumento dei costi per l’energia elettrica, la continua riparazione di chiavi e portoni, la gestione — o la sorveglianza — degli spazi comuni, i danneggiamenti. Una comunità che si è trovata impreparata, o che forse ha perso progressivamente il senso di appartenenza.
Emblematica di questo mutamento è anche la leggerezza con cui alcune assemblee condominiali, forse stordite o poco attente, approvano i crescenti distacchi dal riscaldamento centralizzato. Un sistema oggi magari discutibile, ma che resta un esempio di strumento democratico e paritario di comfort nelle abitazioni costruite negli anni passati. Documentazioni spesso distanti da quanto prescritto dalla legge, con attribuzioni arbitrarie delle spese di gestione ordinaria, descrizioni tecniche sommarie, relazioni firmate da professionisti che non sempre sembrano conoscere nemmeno la reale configurazione degli edifici o la collocazione degli impianti.
In assenza di una documentazione tecnica adeguata, non viene ristabilita una corretta attribuzione dei costi che questi distacchi comportano, ricadendo su chi resta: residenti che non so se definire resilienti o semplicemente spettatori passivi di decisioni che gli amministratori di condominio non dovrebbero mai consentire. L’ignavia, in questi casi, può rappresentare il colpo di grazia ai principi profondi di quelle comunità che i condomìni rappresentano — o forse rappresentavano.
La riscrittura della politica, in una Sorrento stordita, smarrita o ferita dalla definizione di “Sistema Sorrento” — marchio infamante con cui le recenti vicende giudiziarie e l’arrivo dell’ultima gestione commissariale sono state raccontate dai giornali — dovrebbe essere il punto di partenza per una riflessione più ampia. Vale la pena chiedersi se quel sistema, fatto anche di disattenzione, distrazione e ignavia, non affondi le sue radici o abbia contaminato quei luoghi di vissuto quotidiano, quella rete di aggregazione sociale rappresentata proprio dalla comunità dei condomini.
L’augurio è che la politica che verrà possa rifondare ciò che continuo a chiamare, pur sapendo che può sembrare una parola vuota o superata, il senso di comunità. Quello stesso senso di appartenenza che, anche grazie alle esperienze raccontate sulla Grande Onda, abbiamo visto crescere in altri territori — come quello flegreo — intorno alla rappresentanza politica, trasformandosi in un elemento distintivo e condiviso.
Angelo Raffaele Sodano

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