Marittimi italiani bloccati nel Golfo Persico, cresce l’allarme anche in Campania

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La crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele rende pericoloso il passaggio nello Stretto di Hormuz, decine di navi ferme nel Golfo Persico e migliaia di marittimi in attesa, mentre cresce l’ansia delle famiglie in Campania e le associazioni armatoriali chiedono l’intervento del governo italiano

La tensione nel Medio Oriente si riflette anche sulla vita di migliaia di marittimi. Sono circa 30mila gli uomini di equipaggio bloccati nel Golfo Persico, molti dei quali italiani, dopo che la situazione militare nell’area ha reso estremamente rischioso attraversare lo stretto di Stretto di Hormuz. Tra loro ci sono anche numerosi lavoratori provenienti dalla penisola sorrentina e da diverse località della provincia di Napoli, dove cresce l’apprensione delle famiglie. – Lo stretto, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo, collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman ed è attraversato ogni giorno da una parte significativa del traffico energetico globale. Le tensioni tra Iran da una parte e l’asse formato da Stati Uniti e Israele dall’altra hanno però innalzato il livello di rischio per le navi commerciali. Teheran ha minacciato di colpire le unità che transitano verso il Golfo di Oman, spingendo le compagnie di navigazione a fermare temporaneamente molte rotte.

Navi ferme e equipaggi in attesa – Di fronte al rischio di attacchi o incidenti, numerose compagnie hanno ordinato ai comandanti di restare in attesa in porti o aree considerate più sicure, evitando il passaggio nello stretto finché la situazione non sarà più chiara. Una decisione che ha congelato decine di navi e migliaia di marittimi. – Per le famiglie italiane l’angoscia cresce di ora in ora. I contatti con i propri cari avvengono quasi esclusivamente via telefono o messaggi, mentre si seguono con attenzione le notizie provenienti dall’area del Golfo. Nelle ultime ore ha suscitato ulteriore allarme la voce secondo cui diverse unità avrebbero spento l’AIS (Automatic Identification System), il sistema elettronico che consente di tracciare posizione e rotta delle navi. Una pratica talvolta utilizzata in zone di tensione per ridurre il rischio di essere localizzati.

L’appello delle associazioni armatoriali –  La preoccupazione ha spinto il mondo dello shipping italiano a chiedere un intervento delle istituzioni. Confitarma, la Confederazione italiana degli armatori, ha sollecitato l’attenzione del governo sulla sicurezza degli equipaggi.  ALIS (Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile) ha lanciato un nuovo allarme durante LetExpo. Il presidente Guido Grimaldi ha chiesto un’azione immediata: “L’Italia deve intervenire subito per mettere in sicurezza i marittimi bloccati sulle navi”.

Tra le ipotesi avanzate dalle associazioni di categoria c’è anche quella di un maggiore coinvolgimento della Marina Militare Italiana, sia per garantire presenza e monitoraggio nell’area sia per coordinare eventuali misure di protezione per il naviglio commerciale.

Un passaggio cruciale per l’economia globale –  Lo Stretto di Hormuz è considerato uno dei “colli di bottiglia” del commercio mondiale: attraverso questo passaggio transita una quota significativa del petrolio esportato dai Paesi del Golfo. Qualsiasi tensione militare nella zona ha quindi ripercussioni immediate non solo sulla sicurezza della navigazione ma anche sui mercati energetici e sulle catene di approvvigionamento globali.

Per ora le navi restano in attesa e gli equipaggi continuano a lavorare in condizioni di grande incertezza. In Campania, come in molte altre regioni italiane legate alla tradizione marittima, le famiglie restano con il telefono in mano e lo sguardo rivolto alle notizie dal Golfo, nella speranza che la crisi si risolva rapidamente e che i marittimi possano tornare a navigare in sicurezza. – 11 marzo 2026

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