Alcol ai minorenni e feste fuori controllo in Penisola Sorrentina, scoppia il caso Marina di Cassano

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Folla oltre ogni limite, minorenni persino in coma etilico e sospetti su una regia opaca dietro gli eventi serali. È necessario un intervento deciso sia da parte delle autorità competenti che delle amministrazioni locali. Nel frattempo, resta fondamentale il ruolo delle famiglie.

Sant’Agnello – Una festa finita nel peggiore dei modi. È quella che si è svolta pochi giorni fa in uno stabilimento balneare della Marina di Cassano, nel Comune di Sant’Agnello, interrotta dai Carabinieri della stazione di Sorrento. L’intervento si è reso necessario dopo la segnalazione di un evento con una partecipazione spropositata di circa 1.000 giovani accalcati su un solarium autorizzato per un massimo di 200 persone. Ma i numeri, già allarmanti sotto il profilo della sicurezza, impallidiscono davanti alle altre gravi irregolarità riscontrate dalle Forze dell’Ordine. Durante i controlli, i militari hanno accertato il consumo massiccio di alcolici da parte di giovanissimi, molti dei quali minorenni. Uno scontrino ritrovato su un tavolo, circondato da sette ragazzini, testimonia una spesa di quasi 800 euro in alcolici. Un dato che fa rabbrividire, considerata la giovane età dei partecipanti e l’assenza di qualsiasi controllo da parte dei gestori del locale. Alcuni minori sono stati trovati in evidente stato di ebbrezza e, secondo quanto trapelato, almeno un partecipante sarebbe stato accompagnato all’ospedale di Sorrento in coma etilico.

Il volto oscuro della movida sorrentina – Questo episodio, che ha suscitato forti reazioni nell’opinione pubblica locale, è solo la punta di un iceberg più grande. Da tempo, la Penisola Sorrentina è teatro di eventi rivolti ai giovani  e spesso ai giovanissimi, organizzati in diversi locali e strutture del territorio. Serate che, sotto la patina del divertimento, nascondono dinamiche preoccupanti come la somministrazione indiscriminata di alcol, capienze ignorate, assenza di sorveglianza e un sistema che sembra muoversi secondo logiche sempre meno trasparenti. Secondo diverse fonti locali, dietro molti di questi eventi ci sarebbero sempre gli stessi nomi. Una sorta di “monopolio della notte” che, di fatto, gestirebbe l’intero intrattenimento giovanile nella penisola, spesso a discapito della legalità e della sicurezza. Chi sono questi organizzatori? Come ottengono i permessi? E, soprattutto, chi vigila sul rispetto delle norme in queste occasioni? Tali sono i quesiti sollevati , all’indomani del caso di Marina di Cassano, e che necessitano di una risposta immediata

Serve un’azione decisa delle istituzioni e non solo – E’ chiaro che l’episodio di Marina di Cassano impone una riflessione urgente, non ci si può limitare alla sospensione della licenza di un singolo lido o all’indignazione di rito. È necessario andare oltre, ricostruire la eventuale rete che organizza questi eventi, verificarne i legami, le autorizzazioni, le coperture. Da più parti la richiesta alle Forze dell’Ordine  chiamate ad avviare un’indagine più ampia, non solo sugli episodi isolati, ma sull’intero sistema che alimenta la movida giovanile sorrentina, spesso senza regole e senza alcun riguardo per la salute dei ragazzi.

Allo stesso tempo, si attende una presa di posizione chiara da parte delle amministrazioni locali. I sindaci non possono limitarsi a comunicati di condanna, è necessaria una strategia di controllo capillare, un sistema di autorizzazioni più stringente, e la volontà politica di non chiudere gli occhi davanti a chi lucra sulla pelle dei minori. La somministrazione di alcol ai ragazzi è un reato, oltre che un fatto moralmente inaccettabile. La salute e la sicurezza dei nostri giovani non possono essere sacrificate in nome del profitto facile e della superficialità. Quello che serve oggi, più che mai, è responsabilità. E la responsabilità, in questo caso, deve partire dall’alto. In un tale inquietante  scenario, non si può ignorare un’altra grande assente: la famiglia. Troppo spesso, genitori e adulti di riferimento sembrano voltarsi dall’altra parte, fingendo di non sapere dove e con chi trascorrano le serate i propri figli. Una sorta di complicità silenziosa che alimenta l’illusione dell’“è tutto sotto controllo”, mentre i ragazzi finiscono letteralmente in mano a organizzatori senza scrupoli, interessati solo al guadagno facile. – Bisognerebbe rendersi conto che l’educazione alla responsabilità e al rispetto delle regole non può essere delegata alla scuola o alle istituzioni. Serve una maggiore consapevolezza all’interno delle famiglie, che devono tornare ad esercitare un ruolo attivo, vigilando, dialogando e quando serve, ponendo limiti chiari. Non si tratta di moralismo, ma di tutela. Necessita essere consapevoli che il divertimento  non deve  mai coincidere con il diritto di mettere a rischio la salute e talvolta la vita di un figlio. – 28 agosto 2025

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